Viaggio di nozze a Teheran
Recarsi al lavoro tutte le mattine implica l’obbligo di effettuare “tutte le mattine” lo stesso tragitto. Io il mio tragitto lo faccio in tram e per non finire preda della noia che trasforma dieci fermate in una sequenza sempre uguale di incroci e palazzi ho escogitato una serie di attività da compiere. Dalla lista della spesa, alla musica, alle chat con gli amici, fino all’osservazione dei volti, di gesti e all’origliare di chi mi siede accanto. Ma la più nobile di queste attività è sicuramente la lettura.
Così stamattina mentre affondavo gli occhi tra le pagine di un testo scritto da una giornalista americano-iraniana, nella mia testolina è balenata l’idea di inserire una nuova categoria in questo blog ovviamente dedicata ai libri, o meglio alle mie letture. Non sarò un super critico di Repubblica, né del Corriere della Sera, ma in fondo i consigli di lettura di altri consumatori sono sempre ben accetti. Il web stesso ci insegna proprio questo!
Stasera quindi vi parlerò del libro che sto leggendo in questi giorni e che trovo decisamente attuale per diverse ragioni. Il libro si intitola “Viaggio di nozze a Teheran” e l’autrice è Azadeh Moaveni.
Viaggio di nozze a Teheran è un libro molto particolare perchè è un romanzo, ma anche autobiografia e reportage di una paese e di un periodo, l’Iran alla vigilia dell’elezione di Ahmadinejad del 2005.
Al centro del racconto sta la giornalista, Azadeh appunto, di origini iraniane che torna in Iran come inviata del Times per seguire le elezioni del 2005. L’immersione nella società e nella politica iraniana è lenta, ma totale, perché Azadeh trova l’amore in Iran e quindi una nuova esistenza.
Quello che però mi preme di più segnalare è che l’autrice di questo libro riesce a regalarci un affresco della società iraniana e dei suoi giovani, della politica di quel paese e delle ragioni dell’elezione di un presidente decisamente deprecabile per noi occidentali. Lo faccio perché le sue parole assumono un valore ancora più intenso alla luce delle gigantesche contestazioni avvenute pochi mesi ( luglio 2009) e soffocate nel sangue. Ho ancora negli occhi, infatti, le immagini riprese da un cellulare della giovane Neda uccisa durante le rivolte e delle notizie che attraverso Twitter rimbalzavano sui tg nazionali.
Ricordo di aver seguito con grande attenzione e partecipazione le rivolte che ad agosto del 2009 hanno seguito la RI-elezione , sia perché i miei coetanei iraniani stavano scrivendo una pagina importante e sanguinosa della storia del loro paese, ma anche perché quello che stava accadendo smentiva gli stereotipi costruiti da tv e da certi politici nostrani, che dipingevano il popolo iraniano uguale ai suoi leader e la società iraniana monolitica come il sistema che la opprime.
I fatti ci hanno dimostrato che non è così ed Azadeh, attraverso il suo libro, ci spiega come è potuto accadere che nel 2005 Ahmadinejad venisse eletto. A questo proposito, la scrittrice, tira in ballo la delusione verso i riformisti, sotto i quali nulla era cambiato, del desiderio di libertà dei giovani, della promessa di lotta alla corruzione fatta da Ahmadinejad alla vigilia delle elezioni de 2005, ma anche del ruolo assunto dai media, in particolare la tv, nel mantenimento del sistema esistente e della censura di internet.
“Quando guardai per la prima volta Barareh, pensai che fosse consolante, quasi fondamentale, che un programma governativo desse voce con tanta onestà alle malattie del Paese (…) Non avevo riflettuto che Barareh potesse anche fungere da valvola di sfogo, (…) Lui credeva che lo show incoraggiasse le peggiori tendenze iraniane – un cinismo vuoto che toglieva spazio alle critiche, una disincantata passività”.
Infine il libro mette in luce le mille sfumature dell’Iran, l’incontro tra le tradizioni persiana ed islamica, la convivenza di etnie diverse, la vita comunitaria fondata sulla famiglia e sull’assistenza reciproca. Insomma un libro, ed un paese, che noi occidentali abbiamo il dovere di conoscere meglio.